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Settembre

5 settembre 2011

Sto passando uno dei periodi più zen della mia vita.
Sarà che il compleanno incombe e con lui una sensazione di leggerezza  per niente sgradevole, (che poi magari è solo rassegnazione  o menopausa che avanza al galoppo) però ci metterei la firma a starmene così serena e tranquilla come una pensionata!
Lavoro, leggo, medito, vado in bici, immaginatemi con una vestina lunga a pois verdi e il carrello per la spesa con le ruote e avrete il quadro completo!
Basta veramente poco per stare bene, veramente poco.
L’avessi saputo a 20 anni….
A Ottobre esce il seguito di “Innamorata di un angelo” dal titolo “Il mio angelo segreto”.

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La risposta a tutte le vostre domande, a tutte le vostre mail e  a tutte le vostre lacrime!
Grazie ancora per essere così meravigliose.
Vi  voglio bene!!

Fede

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Effetti secondari del ritorno dalle ferie

30 agosto 2011

In breve, sto vivendo in un’ atmosfera fatta di sudore e afa.
La cosa più interessante che ho scoperto al momento è che  non si può vivere senza cuoci riso e che se ci metto dentro di tutto viene fuori una zuppa coi fiocchi senza che io mi debba neanche alzare a girarla.
Ho letto dei bei libri e dei brutti libri, quello che consiglio a tutti è: “Un calcio in bocca fa miracoli” del mitico Marco Presta,
quello che non consiglio a nessuno, anche se tutto il resto faceva presumere il contrario è “L’enigma di Finkler” di Jacobson, mentre il suo precedente “un amore perfetto” mi era piaciuto molto.
Mi è piaciuto molto anche “La cena” di Herman Koch mentre ho odiato con tutta me stessa “Le affinità elettive” di Goethe.
Ho riletto “Mangia prega ama” e mi è piaciuto meno della prima volta anche se mi ha messo addosso una voglia di partire assurda, ho letto “Siddartha” che mi ero persa a 16 anni e sto leggendo “l’Allieva” di Alessia Gazzola, “un regalo da Tiffany” di Melissa Hill (me l’hanno regalato però!) “3 uomini in braca” .
Alla fine avrò in testa la storia di una trentenne di nome Tiffany che va in India per risolvere un caso di omicidio di 3  buddisti.
Ho visto 2 volte “le amiche della sposa” e me lo rivedrei una terza, adoro The Big C su Fox Life mentre detesto Dottor Botox e fortunatamente è ricominciato Un posto al sole.
Sto vivendo la vita di un eremita (l’unica parola che mi ricordo di tedesco: Einsiedler!) e avverto il bisogno di andare a vivere in campagna.
Se non è la crisi della mezza età questa….
Aggiornatemi su cosa succede nel mondo vi prego.

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Back home…..

19 agosto 2011

Lo sapevo non dovevo tornare.
Dovevo rimanere lì, farmi assumere in qualche taverna, magari guidare un traghetto, una cosa qualunque insomma.
10 giorni in Grecia volati come un soffio.
Quest anno poi bella come non mai, intensa, travolgente, splendida, blu, bianca, divina, tanto che ho avuto dei veri e propri attacchi da Sindrome di Stendhal specialmente la notte, tornando in motorino, (senza casco come i quindicenni) guardando questo cielo pazzesco tempestato di stelle  mi veniva da piangere.
Soprattutto all’idea di tornare qui a Roma…
Sifnos, straordinaria, piccola e semplice dove abbiamo passato i primi 3 giorni gironzolando in lungo e in largo fra le spiaggette e bevendoci una birretta (o 3!) al tramonto all’ Old Captain  bar.
Unica nota stonata, quella stronza del Minimarket del porto (l’ultimo sulla sinistra).
Una vera merda di donna che odia i turisti non ti saluta, non ti guarda in faccia, ti dà solo lo scontrino e intanto si ammazza dalle risate coi suoi amici greci.
Qualcuno spieghi alla signora (in greco) che l’unica fonte di guadagno sono i turisti…
Poi una settimana a Paros, seconda casa.
Quando arrivo lì non ho più bisogno di niente, mi basta guardare il mare e respirare.
Ci siamo portati una montagna di libri e non ho fatto altro che portare il mio culo su un lettino (2 lettini e un ombrellone 8 euro….) e riportarlo in camera 8 ore dopo.
Doccia, birretta al tramonto e cena in uno dei ristoranti che Attilio segnava sulla lista via via che li incontravamo sul nostro cammino , a un certo punto ci siamo resi conto che avremmo dovuto mangiare fuori 5 volte al giorno per finirli tutti in tempo.
Ho scoperto un posto fichissimo il Tao’s center, in cima alla collina che domina il mare da ogni parte, dove puoi andare a mangiare (ottimo ristorante con cuoco Thai) bere, leggerti un libro, o fare meditazione, yoga, Qi kung o anche niente.
Aperto niente di meno che tutto l’anno, giuro che mi piacerebbe farci un salto in Gennaio!
L’ultimo giorno qualcuno lassù deve aver inavvertitamente premuto il bottone del VENTO perchè credevo mi si strappasero i capelli dalla testa!
A parte questo una vacanza spettacolare, solo troppo corta, dovevo starci 6 mesi.
Ho deciso che ogni giorno avrei fatto qualcosa di nuovo, o qualcosa che mi faceva paura (come nel testo di “accetta il consiglio” tratto da Big Kahuna’s che mi ha letteralmente perseguitato ultimamente e ho pensato fosse un segno!) così ho deciso di imparare il greco ( anzi se qualcuno a Roma si offre per insegnarmi greco moderno in cambio di lezioni di yoga me lo faccia sapere).
Attilio padroneggia solo il greco antico per cui era incapace di dirmi parole come cane, forchetta e lampadina, ma grazie al suo senso dell’ intuizione è riuscito a tradurre le istruzioni del Corega con cui un giorno sì e uno pure mi sono incollata la capsula che saltava via! (ma questa è un’altra storia!).
Leggevo tutti i cartelli, tutti, come i bambini che imparano a leggere col ditino: Faaaaaar…maaaa….keeeee….ion, Farmakeion! E battevo le mani!
Pensate che roba.
Un giorno mi sono comprata una targa da mettere in casa, c’è scritto in greco “Attenzione! 40 e sexy”.
(ΠΡΟΣΟΧΗ 40 & ΣΕΞΙ!)
La mattina dopo mi sono alzata, sono andata in bagno, mi si è staccata la capsula e mi è caduta per terra, l’ho raccolta mi sono alzata di scatto e ho sbattuto la testa nel lavandino, Attilio ha preso la targa e ha detto “Attenzione 40 e a pezzi….!”
Che tristezza.
Allora per dimostrargli che ancora l’anziana ed eccentrica signora regge bene il colpo, tutti i giorni ho fatto verticali e capriole sulle braccia.
Non ho foto che lo possano testimoniare non so perchè, ma in compenso tutti quelli che erano in tutte le spiagge potranno dire che “c’era una che sembrava un bambino pazzo e continuava a fare verticali e capriole senza sosta per ore ed ore”.
Volevo imparare prima dei 40 e ce l’ho fatta!
Poi ho fatto visita alla valle delle farfalle, altra cosa che mi fa un’impressione tremenda. Non le farfalle nostrane, ma quelle grosse come una 4 stagioni che sembrano pipistrelli. Ho anche pagato 2 euro per entare col collo ben incassato nelle spalle per poi scoprire che non erano altro che falene a righe anche se messe tutte insieme facevano un bello schifo (giudicate voi!)
dscn1319L’ultima cosa di cui mi vanto di aver superato la fobia è l’aereo.
Ho capito che un aereo ha la possibilità di cadere quanto quella che uno ha di vincere 5 lotterie nazionali tutte insieme, significa che c’ è stata una concomitanza di sfighe talmente incredibili da indurre a pensare che qualcuno l’ha fatto apppsta (ecco se il pilota è un malato terminale e decide di chiudere la carriera in bellezza ecco…in quel caso sono cazzi!).
Cosa che mi ha fatto guardare con altezzoso disprezzo quelli che applaudivano in fondo. (Sciocchi non sapete che ci si siede sempre in corrispondenza dell’ala??).
E mentre gli anni scorsi da Ferragosto in poi ricominciava l’inverno, qui a Roma sembra di essere in Namibia, il caldo atroce, l’abbronzatura che si scolla e il compleanno che si avvicina non fanno altro che accrescere il mio già vorticoso giramento di palle.
Vi lascio con una ricetta greca al volo da farsi solo se non avete intenzione di uscire:

Salsa all’aglio:
Dosi a occhio:
Mollica di pane bagnata e strizzata
olio
aceto
sale
pepe
aglio spremuto
un cucchiaio di yogurt facoltativo o una patata lessa facoltativa.
Frullare il tutto, deve risultare una crema omogenea e densa.

S’agapo

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Chiuso per ferie.

28 luglio 2011

Anche ai meno attenti di voi non sarà sfuggito che, ultimamente, vuoi la depressione post partum da libro, vuoi il lavoro, vuoi una generalizzata sensazione di fiacca, non sto più scrivendo una mazza.
E molti di voi a questo punto (e con ragione) potrebbero chiedermi: ma se non ci scrivi che lo tieni a fare un blog?
Non lo so, vostro onore, non lo so, so solo che o mi prendete così: saltuaria, incostante e intermittente o niente!
Non ho più l’età da un post al giorno, i neuroni si dimezzano a ogni suono della sveglia e se faccio tanto di bere un paio di prosecchi, i pochi rimasti me la fanno pagare cara.
Ho davvero scritto un paio di prosecchi? Un tempo mi bastavano appena per lavarmici i denti!
“Bei i miei tempi!” diceva la mì nonna!
Per cui largo ai giovani!
Fra un paio di mesi compio quarantanni, e sono in quel delicato momento della vita in cui da una parte  gigioneggio dicendomi che non li dimostro, e dall’altra mi informo sugli infiniti benefici dell’ acido jaluronico e tecniche non invasive per risollevare la faccia.
Sto cercando di non aggrottare la fronte se non quando è strettamente necessario,che in fondo è lo scopo del botulino, solo che il botulino ti impedisce certi movimenti ,che tu credi di continuare a fare, mentre se invece  non aggrotti volontariamente puoi
risparmiare un sacco di soldi!
Per esempio, l’espressione collegata a “Che cazzo dici?” dovrebbe essere effettuata con un rapidissimo aggrottamento della fronte, seguito da un’ espressione di incredibile sorpresa sollevando le sopracciglia, così hai detto quello che volevi dire, ma con minimo impatto e nessuno ti potrà mai dire che manchi di espressività.
Geniale no?
Potrei chiamarlo Botox Yoga e allora sì che svolterei!
Sabato vado in Grecia, ho talmente voglia di partire che ho fatto la valigia lunedì scorso!
Siccome, al solito, parto all’alba e non posso bere, ho deciso di affrontare il toro per le corna comprando un libretto dal titolo accattivante: Mai più paura di volare.
Sono arrivata a pagina114 e per il momento ho scoperto di far parte del gruppo “giallo” (quelli che pensano che l’aereo probabilmente non cadrà, ma sticazzi!) che ci sono fobie che ignoravo totalmente e che adesso ho fatto mie  (tipo e se finisce l’ossigeno?) e che la cabina di pilotaggio si chiama Cockpit che a colpo d’occhio mi sembra voglia dire “cappella” ma potrei sbagliarmi.
Addoloratissima per la morte di Amy Winehouse, anche se ero strasicura che  Withney Houston ci avrebbe lasciati ben prima.
Il fegato è uno e più di tanto non gliela fa, vediamo di ricordarcelo.
Peccato davvero, si allunga la lista dei miti che ci lasciano, il paradiso non è mai stato tanto pieno di talenti.
Piccola sorpresa per voi:  il 16 Agosto in allegato a Io Donna o il 18 Agosto in allegato a Sette del Corriere della sera (non ho ancora capito!)  c’è  un mio racconto inedito dal titolo L’Artista, così da non lasciarvi soli per le vacanze.
Che altro dirvi, che vi abbraccio forte, che spero smetta di tremarmi l’occhio (ormai è un anno preciso….) e che vi auguro di trascorrere un’estate pazzesca!

Ciao

Vostra

Fede

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Innamorata di un angelo…the sequel

11 luglio 2011

Venerdì scorso alle 18 e 06 in punto, con un caldo demenziale da farmi rimpiangere la neve di quest inverno, ho ufficialmente finito di scrivere il seguito di Innamorata di un angelo.
Per l’ennesima volta sono rimasta incantata dalla magia che si verifica puntualmente: quella voce che sembra mi sussurri nell’ orecchio tutte le parole che servono e queste parole diventano pagine e poi ancora  pagine e la storia si dipana e in una serie infinita di fili sottolissimi che non sai esattamente dove ti porteranno finchè di nuovo per magia tutti i fili convergono in uno solo e ti trovi con la tua storia.
Sono stafelice e non vedo l’ora sia Ottobre!
STRAFELICE!!
Sono catatonica, come sempre,  dopo un parto e oltretutto questa casa (che certamente è stata costruita sopra un cimitero indiano) mi sta uccidendo lentamente come nella trama di un film dell’ orrore di serie B.  Ha cominciato facendo saltare tutti gli elettrodomestici uno a uno (nell’ ordine aspirapolvere, condizionatore, lavastoviglie e videoregistratore) e ora  alza la temperatura interna come se fosse un forno, in modo da farmi lessare senza accorgermene come la rana nell’acqua bollente.
Non mi dilungo perchè non ne ho la forza, raccontatemi voi delle vostre ferie o delle vostre non ferie o di quello che vi pare.
Il blog è vostro!

Vi abbraccio e vi adoro

Fede

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05/07/2011

5 luglio 2011

Ci siamo guardati in faccia, io e Attilio, e ci siamo detti….minchia 4 anni!? Sembra ieri!
E’ passato in un soffio e devo dire che al momento siamo ancora soddisfatti (anche perchè la garanzia è scaduta…)
Vorrei ringraziare pubblicamente il mio grande amore Atti, per la pazienza che mi dimostra  tutti i giorni, specialmente in periodi di consegna come questo quando è più facile stare insieme a Naomi Campbell con la sindrome premestruale  e per il rispetto che ha per i miei necessari momenti di solitudine.
E’ un privilegio  starti accanto ogni giorno dell’anno!

Con amore

F

P.s

Domani invece pubblicherò la lista dei difetti per cui un giorno sì e uno no ti dico “basta ti lascio”!

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Boccheggiare pallido e assorto…

28 giugno 2011

Ragazzi e chi ce la fa?
Ma lo sentite che caldo?
Ogni anno è sempre peggio, ho le caviglie così gonfie che i cani le scambiano per  pali della luce e ci fanno la pipì e io li lascio fare…
Sabato sera sono stata con “quei ragazzi” alla Notte bianca in Oltrarno.
Era la mia prima notte bianca e devo dire che, da turista, mi è piaciuta assai soprattutto la cena al Tranvai in Piazza Tasso, chiusa per l’occasione, per cui abbiamo potuto cenare in mezzo alla strada.
Sembrava la Grecia, dove spero di riuscire ad andare ad Agosto sempre se sopravvivo a Luglio a Roma.
Penso di no.
Intanto segnatevi questo:

Sabato 2 Luglio a San Bartolomeo al Mare nell’ambito della rassegna “Incontro con l’autore”,  alle ore 21.15, presso l’Anfiteatro del Lungomare delle Nazioni,presenterò “Innamorata di un angelo”.

Non vi abbraccio perchè sono troppo sudata

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Welcome to the jungle

20 giugno 2011

Ieri stavo aspettando un mio amico in Via Gioberti a Roma.
Me ne stavo lì tranquilla sul marciapiede più o meno davanti a una gioielleria (che chiamarla gioielleria son parole grosse dato che vendeva i soliti braccialetti di ferro e qualche orologio) quando a un certo punto il proprietario, una specie di Frankestein Junior nella stazza e l’intelletto, esce e mi urla di andare via perchè gli copro la vetrina!
Sì, avete letto bene, questo cerebroleso comincia ad insultarmi in tutti i modi cacciandomi dal marciapiede!
Lì per lì non capisco, magari è uno scherzo, lo guardo interrogativa e un pò confusa chiedendogli appunto se stia scherzando, che sono sul suolo pubblico e non sto coprendo proprio niente (trattavasi di un tabernacolo a un metro dalle mie spalle, e comunque non stavo leccando il vetro con la lingua!).
Apriti cielo, mi viene a un centimetro dal naso e mi urla che me ne devo andare via di lì, che lui ha ragione e mi minaccia velatamente con frasi tipo “vogliamo vedere?”.
Ora, a parte il fatto che mi è venuta una tremarella che la metà bastava, e non essendo una che si mette a urlare in mezzo alla strada e Dio sa se vorrei esserlo, ho provato a disinnescare la sua rabbia come indicato in tutti i manuali di Pnl, aspettandomi di prendermi una pizza in faccia.
“Ma perchè lei è così aggressivo? Che le ho fatto sto aspettando una persona , non do noia a nessuno!”
“Io non sono aggressivo, io dico le cose giuste, via di qui subito!”  mi urla.
Le mie ultime parole sono state “Sì però lei non sta bene, si faccia curare!”
Sono rimasta malissimo, mi sono sentita offesa, sola e trattata come un ladro.
A 10 metri da lì un ubriaco stava tranquillamente sdraiato davanti a un portone con la testa nel piscio e un pò più in là due tassisti stavano urlandosi qualunque cosa davanti alla povera turista frastornata perchè tutti e due rivendicavano la precedenza nella fila.
Venerdì sera in centro passeggiavamo in una strada già stretta di suo, ma resa ancora più impraticabile dal parcheggio selvaggio,
passa un taxi  a 80 all’ora e la mia amica si schiaccia contro una macchina parcheggiata.
Il suo commento “Mortacci!” è stato sentito dal pilota di Formula uno che ha fermato il taxi ed è sceso e l’ha insultata in tutti i modi venendo sotto al naso del suo ragazzo che aveva preso le sue difese.
Uno dei passeggeri è sceso dicendo che non voleva pagare per stare fermo, e stava per gettarsi nella rissa, la moglie ha afferrato il tassista per il braccio e ha ordinato al marito di entrare in macchina e alla fine abbiamo scoperto che al tassista era morto qualcuno il giorno stesso e si era stranito a sentir dire “Mortacci!”.
Ogni giorno è una lotta assurda e impari, devi sempre stare sul chi va là perchè l’offesa e la fregatura sono sempre, sempre, dietro l’angolo.
Non so dire se Roma non faccia per me, ma di certo io non faccio per Roma, troppa aggressività e menefreghismo per i miei gusti.
Io sono arrivata al limite, 2 anni mi sembrano 15 e il fatto che sia un posto dal clima gradevole è diventato l’unico motivo per cui veramente resisto qui.
Qualcuno di voi sa qualcosa di Berlino?

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Single is a state of mind

17 giugno 2011

Vi ricordate il ponte del 2 di Giugno?
Bene con la sorella di Attilio e fidanzato decidiamo di andare al mare: che bello che bello 3 giorni di mare, non ci vado da 2 anni, non vedo l’ora!
Attilio al solito sorride e non dice niente.
Il giorno prima della partenza gli chiedo: “Allora tutto a posto per domani?”
Risposta: “Io lavoro, il giorno di ferie non lo posso prendere”
“Non lo potevi dire prima?”
“L’ho detto!”
“A chi?”
“L’ho detto l’altra sera”
“Nessuno ti ha sentito”
“Beh è logico che non lo possa prendere, se già andiamo in ferie ad Agosto…”
La sua logica granitica accompagnata dalla sua flemma inamovibile mi hanno fatto desiderare una cosa sola: essere di nuovo single.
In realtà  ho solo pensato, okay o me ne vado o mi leggeranno sui giornali.
L’ indomani ho prenotato un albergo a Ostia (il meno fatiscente a mezzora di metro da qui), ho fatto le valigie e ho salutato il buon  Attilio che, seduto a leggere il giornale  ha alzato la testa e ha detto: “dove vai?”
“Via, ci vediamo domenica!”
E me ne sono uscita con la fedina penale intonsa alla volta del litorale laziale, come un’eccentrica signora d’altri tempi.
Volete sapere la verità?
I più bei 4 giorni della mia vita!
In compagnia dei libri, il computer, il mare e un vinello la sera in un’enoteca del centro  tenuta da una signora carinissima di nome Simona, (il posto mi pare si chiamasse Le Barrique), dove sembrava di essere in Grecia.
Il venticello fresco, l’aria profumata, Mario Biondi in sottofondo, Grandi speranze in mano.
E ho pensato: ma chi mi ammazza??dscn0504
Basta talmente poco per star bene , che anche i 4000 ambulanti, le massaggiatrici cinesi e i coccobbellococco, che passavano in fila indiana a rompere i coglioni quasi non mi hanno disturbata!
Mi alzavo la mattina alle 6 e andavo a camminare sulla spiaggia (no, non vestita di bianco con cappello e sciarpa tipo Diane Keaton in tutti i suoi film!) incontrando solo gabbiani e campeggiatori, poi yoga, doccia, colazione e al mare.
Mentre lo scrivo mi viene da piangere dalla nostalgia.
In quei giorni i miei migliori amici sono stati: la receptionist a cui ho rotto il cazzo per avere la terrazza che al telefono mi aveva assicurato, ma che poi non risultava esserci più al mio arrivo, i bagnini del Bagno Belsito di una gentilezza unica, la giornalaia, vari baristi e i cinesi del ristorante giapponese.
Non c’è niente da fare, sono come mia nonna, è stata single tutta la vita nonostante marito figli e nipoti e lo dico in senso positivo, era libera dentro per cui poteva stare con loro, ma stava benissimo anche senza di loro e ha vissuto bene e a lungo, ritagliandosi dei momenti per se stessa per poter dedicarsi agli altri ancora meglio.
So che mia madre non la pensa così, ma che questa è la mia versione!

dscn0520E sapete una cosa? Non mi sono mai sentita sola nemmeno una volta perchè godendo del momento che stiamo vivendo, respirando e guardandoci intorno, permettendoci di esistere semplicemente, senza attaccarci a niente e a nessuno  (perchè alla fine niente e nessuno ci apparterranno mai), ecco così si sperimenta la vita nella sua essenza più pura e si realizza il momento perfetto  pioggia o sole, vento o neve.
Perciò quando vi sentite giù, stanchi, incazzati, avvitati, prendete una borsa, buttateci dentro 2 cose e via in un qualunque posto anche per 2 giorni,e fate un regalo a voi e al vostro migliore amico: voi stessi.

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A journey into Ashtanga yoga my experience so far…

13 giugno 2011

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A journey into Ashtanga yoga:
My experience so far

di Federica Bosco

A Giuliano Vecchiè


Si dice che chi pratica yoga in questa vita l’abbia già praticato nelle vite precedenti.
Certamente il fatto che quando avevo 6 anni mia nonna Licia (che notoriamente fingeva di giocare coi nipoti , ma faceva solo cose che interessavano a lei! ) mi insegnasse l’aratro e la candela ha avuto la sua parte di influenza.

E’ come se lei avesse depositato un seme nella mia anima che fosse rimasto lì in attesa di germogliare e fiorire a tempo debito.
Da allora sono trascorsi circa venticinque anni prima che cominciassi la mia ricerca personale che mi ha portato ad incontrare ( o forse chissà a ri-incontrare!) l’ Ashtanga yoga, Sono sempre stata una persona estremamente introspettiva e sensibile ai movimenti dell’anima, passavo ore a meditare e rimuginare sul perché non fosse possibile vivere semplicemente e serenamente, invece di doversi sempre in qualche modo difendere dall’ aggressività altrui, rimanendo sul chi va là per non avere brutte sorprese.
Avevo girato il mondo, cambiato un numero indefinito di lavori, stavo pubblicando il mio primo libro, ma non riuscivo a togliermi di dosso quella costante sensazione che ci fosse un filo sottile che unisse tutte le perle che avevano caratterizzato gli avvenimenti spesso caotici della mia vita.
Non poteva essere tutto un caso se molte cose andavano sempre nello stesso modo e se l’ansia continuava ad avere un posto d’ onore nella mia vita.
Da bambina introversa e sottile come un giunco, mi ero ritrovata nel corpo di un’adolescente ingombrante e sovrappeso che non si riconosceva più e che più cercava di passare inosservata, meno ci riusciva.
Così dall’età di 16 anni, avevo sviluppato un disturbo dell’alimentazione che ovviamente non ero mai riuscita a risolvere.
Ecco che, in mezzo a quel marasma in cui vivevo da troppo tempo, sentii il forte richiamo di qualcosa che andasse oltre l’esercizio fisico e la palestra, e mi imbarcai in una ricerca estenuante scontrandomi con il misterioso mondo dello yoga, i suoi innumerevoli stili, ma soprattutto i suoi sedicenti maestri che hanno reso la mia ricerca lunga, faticosa e a tratti scoraggiante.
Così dopo aver passato ore legata come un salame con l’Iyengar yoga, essermi annoiata a morte con l’ Hatha yoga, aver iperventilato come per un attacco di panico con il Kundalini Yoga, essermi massacrata di flessioni con il Power yoga ed aver visualizzato laghetti e nuvole ascoltando la voce insopportabile del defunto maestro, ero ormai prossima alla rinuncia.
Fu a New York che, per caso, (o forse no) mi imbattei nel Jivamukti Yoga di Sharon Gannon e David Life e capii che ero sulla strada giusta.
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Non a caso i due avevano studiato a fondo lo stile Ashtanga con Sri Pattabhi Jois che poi avevano liberamente saccheggiato per dare vita al loro stile personale inspirato all’ omonimo Stato di Liberazione.
Due settimane di Jivamukti yoga in un centro di 200 metri quadrati vicino a Union Square, dove come insegnante può capitarti il fratello di Uma Thurman o come vicino di tappetino William Defoe, erano difficili da dimenticare e soprattutto impossibili da ritrovare a Firenze ed è stato in quel momento che mi sono data una chance definitiva tentando un’ ultima lezione di prova prima di gettare la spugna e comprarmi un dvd!
Quel giorno ho incontrato Alessandro Ciaurri, che ho subito considerato il mio maestro.
Era esattamente il tipo di persona che stavo cercando: competente, umile, ottimo insegnante e incredibilmente devoto alla sua disciplina, senza che questo dovesse significare atteggiarsi a guru, ma semplicemente, inserendo lo yoga in maniera armoniosa all’interno della propria vita, e mantenendo un atteggiamento positivo e ottimista.

Ho capito quindi che la mia ricerca era finita e il mio viaggio interiore poteva ufficialmente cominciare.
Ho sentito che quello era il percorso giusto, e che attraverso la pratica, il seme piantato tanti anni prima da mia nonna, sarebbe germogliato diventando un albero solido i cui rami sarebbero stati estensioni dei precetti dell’ Ashtanga che, applicati con coerenza ed equilibrio alla vita di tutti i giorni , senza fanatismi, avrebbe veramente rappresentato la svolta.
Da quel giorno ho capito che avrei voluto divulgarne lo spirito, soprattutto quando mi sono resa conto che l’idea generale della gente nei confronti dello yoga è quella di stare seduti a gambe incrociate ripetendo Om!

8 buone ragioni per praticare l’ Astanga yoga

La parola Ashtanga significa 8 rami o 8 mezzi di realizzazione, di cui Patanjali dà definizione negli Yoga Sutra (2.29)
Questo concetto inizialmente mi suonava lontano e terribilmente simile ai 10 comandamenti della Bibbia, motivo per cui sono stata per un lungo periodo refrattaria anche al prendere in mano i testi nonostante, negli anni avessi continuato incessantemente ad accumulare quantità di materiale dalla Bahagavad- gita, agli Siva Sutra al Gheranda Samhita.
Così come, pur essendo onnivora, possedevo quantità di libri sulla cucina vegana e macrobiotica.
Questo per sottolineare di nuovo il tema del Bija (il seme) che viene piantato o trasportato dal vento anche casualmente e quando trova le condizioni giuste, di nuovo, sboccia.
Patanjali parlava di Yama, le astensioni (non violenza, verità, onestà , astensione dagli eccessi e non possesso) e Nyama, le regole di vita, (purificazione, contentezza, austerità, studio e abbandono a Dio) norme che se riportate alla vita quotidiana con un po’ di buon senso, ci renderebbero meno aggressivi, invidiosi, insoddisfatti e sovrappeso!
Gli altri “rami” di cui parla sono le Asana, le posizioni, Pranayama ,le tecniche di respirazione, Pratihara il ritiro dei sensi, Dharana ,la concentrazione, Dhyana, la meditazione e Samadhi, l’unione.
Immaginando una scala i cui gradini siano i suddetti “precetti”, è facile capire come attraverso la ripetizione regolare delle Asana, e con una quotidiana attenzione al respiro, limitando le elucubrazioni mentali e l’attaccamento alle cose, attraverso la concentrazione e la meditazione che si sperimentano durante la pratica, si accede a quel livello elevato dove finalmente si raccolgono i frutti del raccolto giungendo alla consapevolezza e all’unione cosmica.
La consapevolezza della perfezione dell’ Ashtanga (che sarebbe riduttivo chiamare solo yoga!) , ovviamente non mi si è rivelata subito, ci ho messo anni a capire che tutto faceva parte di un disegno superiore che attraverso il percorso dentro me stessa ,seguito con regolarità e pazienza, mi avrebbe dato risultati inaspettati in ogni settore della mia vita.
I primi benefici furono pressoché immediati: il mio corpo faceva cose che neanche mi sarei sognata di fargli fare, ma subito si manifestò quella componente tipicamente competitiva e masochista per cui mi trovavo a concentrarmi più su quello che non riuscivo a fare che su quello che sapevo fare e la frustrazione mi toglieva molto del piacere della pratica.15312_340145077156_657947156_3696344_2535498_n
Mi sono accorta più tardi che quello era un passaggio obbligato, legato a quel bisogno infantile del bambino interiore di non deludere il genitore severo, e che, una volta superato, mi ha fatto capire definitivamente che l’importante è avanzare in funzione della voce del proprio corpo che è unico e speciale e che non necessariamente deve o può riuscire a fare tutto.
Questa presa di coscienza mi ha permesso di concentrarmi molto di più sulla qualità invece che sulla quantità curando dei dettagli che hanno reso nel tempo la mia pratica più fluida e consapevole.
Per dirla alla Hemingway: less is more.
Tutto questo è alla portata di tutti e l’Ashtanga è il mezzo attraverso il quale è possibile raggiungere autocontrollo, efficienza fisica e mentale, pace interiore e salute.

Yoga chitta vritti nirodah

Ma la parte più dura del viaggio, doveva ancora arrivare.
Una volta che il corpo si era fatto più leggero e flessibile, ho capito che quella era solo una parte del percorso, paradossalmente la più semplice, mentre quella della calma mentale e del controllo di cui tutti parlavano e che anch’io mi aspettavo di vedere,esattamente come un turista che si aspetta da un momento all’altro di vedere i delfini, non arrivava.
O meglio non riuscivo a trattenerla, tantomeno se praticavo da sola, laddove mi rendevo perfettamente conto del significato della frase di Vivekananda “la mente è come una scimmia impazzita”.
Un turbinio di pensieri che saltavano da un ramo all’altro senza sosta.
E questo si rifletteva poi su tutto il resto della mia vita, mi lasciavo trascinare dalla forza dei pensieri perdendo energia e lucidità, finendo poi per prendere decisioni impulsive che risultavano quasi sempre sbagliate.
L’ansia è una componente fondamentale della nostra società ed è più pericolosa del cancro.
E’ colei che genera tutte le patologie comportamentali, le dipendenze, i disturbi dell’alimentazione, le manie e le paure, ed è in funzione sua che cerchiamo delle strategie quasi sempre autolesioniste per cercare di placarla.
L’ansia è una risposta meccanica del sistema nervoso che ha avuto una sua funzione utile fino all’ età della pietra, laddove noi esseri umani ci trovavamo costantemente in pericolo di vita in quanto prede di qualunque animale più alto di un metro e mezzo e con un paio di denti aguzzi o un corno.
L’ansia era una forma di difesa che si manifestava sottoforma di sudorazione intensa per mimetizzare l’odore, e adrenalina per fuggire velocemente e in quel caso aveva una sua ragione d’ essere, ma purtroppo il progresso e l’ evoluzione non vanno di pari passo, e nonostante il 2012 continuiamo a rispondere al bagaglio genetico dei nostri antenati che facevano lo slalom fra i dinosauri, senza però che ci siano ragioni reali per metterci in allarme.
I nostri dinosauri sono le scadenze, la competizione, la velocità innaturale con cui siamo chiamati ad adattarci da una società che ci spreme come limoni sottopagandoci e buttandoci via e quando alla fine di tutto questo ci guardiamo intorno per vedere cosa abbiamo accumulato, tutto quello che desideriamo veramente è starcene su una spiaggia al tramonto con una birra e un buon libro.
Ognuno di noi ha il suo modo per placare l’ansia, che si manifesta come quella vaga sensazione di fastidio in fondo all’anima,un malessere, un senso di vuoto.
Non siamo fatti per stare seduti davanti a un computer ,siamo fatti per l’azione e se stiamo fermi per troppo tempo il cervello entra in stand by e crea dei problemi irreali a cui non c’è soluzione per tenersi impegnato.
Questo è lo scopo dei sogni, ma è anche il motivo per cui la mente crea sensazioni immaginarie che noi prendiamo maledettamente sul serio e in funzione delle quali spesso ci roviniamo la vita con scelte assolutamente sbagliate come la paura di stare soli, di cambiare lavoro, di uscire di casa..ed ecco che i nostri dinosauri diventano l’inadeguatezza, la vergogna, gli standard elevati, l’ invidia, il senso di colpa…
Ma la maggior parte delle persone purtroppo crede alle proiezioni del cervello (che sono reali quanto quelle provocate dall’ LSD) e per placarle si imbottiscono di psicofarmaci, alcolici, sigarette, o spendono un patrimonio in shopping e telefonini.
Il mio metodo compensativo è sempre stato quello del cibo, e so che dovrò farci i conti per sempre, ma l’aiuto dell’ Ashtanga yoga mi è stato indispensabile, perché attraverso la pratica, la respirazione, la meditazione e il Pranayama, ho imparato ad aspettare che l’ondata di ansia cresca e poi si infranga senza che mi travolga e mi faccia incorrere in comportamenti autolesionisti.
La respirazione Ujjay mi è stata di grande aiuto a questo scopo, un’altra componente essenziale ed esclusiva dell’Astanga yoga che ha lo scopo di aumentare il controllo sul corpo e la mente oltre ad aumentare la produzione di calore per rendere i muscoli più caldi e il sangue più ossigenato.
Ujjay si realizza comprimendo leggermente la glottide e producendo un suono simile a quello della risacca del mare sulla riva e si è rivelata efficacissima per riuscire a focalizzare e mantenere la concentrazione, impedendo alla mente di divagare e distrarsi.
In questo modo, la pratica diventa una sorta di meditazione, fluida e ininterrotta, scandita dal ritmo del respiro che funge da metronomo.

Ujjai
e dristhi (lo sguardo fisso su un punto) sono le due tecniche fondamentali per riuscire a fare il vuoto mentale e farsi trasportare dalla pratica, esattamente come inserire il pilota automatico e lasciare che l’aereo vada da solo.
Una danza il cui scopo è quello di liberare energia vitale e creativa.

Yoga chitta vritti nirodah
è un concetto di Patanjali che inizialmente ho faticato a interiorizzare: lo yoga è la cessazione dell’identificazione della mente con i propri flussi, cioè quel nostro continuo fissare l’attenzione sull’oggetto esterno o su quel pensiero, diventando quell’oggetto e quel pensiero perdendoci in un labirinto senza via d’uscita e in quell’ infinito conflitto dualista in cui l’essere umano è immerso nell’eterna lotta fra bianco e nero, bene e male, giusto e sbagliato.
Smettendo di identificarci con le emozioni, i pensieri e tutto quello che non possiamo controllare, diventando consapevoli che quei pensieri non sono reali, ma sono solo un flusso continuo di proiezioni spesso contraddittorie e senza un senso, smettiamo di subirle e interrompiamo il meccanismo schizofrenico che ci confonde e ci impedisce di vivere.

Vitarka badhane pratipaksha bhavanam (2.33)

Quando vi è turbamento creato dai pensieri occorre creare pensieri opposti

La consapevolezza è la chiave per spezzare la catena di questa sofferenza altrimenti senza via d’uscita, il capire che,così come possiamo creare un pensiero negativo, possiamo crearne uno positivo.
Il renderci conto che non siamo in balìa del mentale e dei suoi giochi, ma possiamo imparare a educarlo e smettere di subirlo è la via verso la liberazione della sofferenza e lo yoga ci aiuta a superare il dualismo e creare una unione fra corpo e mente, anima e spirito, così da riuscire finalmente a realizzare la nostra vera natura e raggiungere quella che viene chiamata illuminazione.
Una volta che il velo della falsa percezione della realtà si dissolve, rimane quello che la realtà è veramente cioè non un bianco e un nero, ma una scala di colori intercambiabili, e non è che diventi improvvisamente tutto rosa, che il mondo sia un posto migliore e non esista il male, ma si comincia ad avvertire una specie di sereno distacco che permette di osservare senza essere troppo coinvolto.
Non è più la rabbia a predominare o la frustrazione o la sensazione che ci sia un complotto superiore che ci si accanisce contro, ma una grande calma interiore e una compassione per tutti coloro che non stanno vivendo la propria vita, ma solo correndo come criceti nella ruota.
Basta poco per staccare e capire che possiamo sempre scegliere, in qualunque momento e che possiamo essere i creatori della nostra vita e delle nostre esistenze e che l’attaccamento alle cose e alle persone non può essere che portatore di ansia e infelicità.
Niente ci appartiene, né le cose, né le persone, né il successo, tutto quello che possediamo un giorno dovremo restituirlo così come il nostro corpo, e questo dovrebbe bastare a farci rilassare!
Mai come in questo momento storico tutti sono alla ricerca di spiritualità e tutti vogliono fare yoga, in realtà quello che vogliono sono benefici immediati che invece arrivano con il tempo, la pratica, la riflessione, le letture e l’apertura mentale.
Lo yoga esiste da oltre 4000 anni e ci ritroviamo adesso a riscoprire una filosofia che gli indiani apprendono ancora prima di cominciare a camminare ( e che adesso pretendiamo di mettere sotto copyright!)
Lo yoga è uno stile di vita che deve rendere le nostre esistenze armoniose completandoci e migliorando quella delle persone che ci stanno intorno.
Unione di corpo e mente significa coerenza nel pensiero e nell’azione, significa integrità, significa non scendere a compromessi insostenibili che ci fanno odiare il nostro lavoro e quello che facciamo e quando diventiamo più onesti verso noi stessi e gli altri, perché ci permettiamo di volerci più bene, automaticamente attorno a noi si sviluppa una sorta di energia positiva che attira benessere.
Non è magia, è semplicemente un ritorno alle origini, un cominciare a conoscersi ad ascoltarsi e a rispettarsi.
Conosciamo perfettamente il funzionamento dei nostri telefonini, ma non sappiamo di cosa ha bisogno il nostro corpo e tantomeno la nostra anima e andiamo a cercare soluzioni lontane quando tutto quello di cui abbiamo bisogno è già qui.

Pranayama

Oltre la pratica un’altra parte fondamentale dello yoga è rappresentata dal Pranayama un tipo di respirazione consapevole e atta a “fare il pieno” di quell’energia vitale che permea l’atmosfera e che è rappresentata dagli ioni negativi, fondamentali al buon funzionamento del cervello e di tutto il corpo umano.

Non respiriamo mai abbastanza, o solo in maniera terribilmente superficiale, mentre respirare in maniera completa e a fondo può fare la differenza fra la salute e la malattia, fra un cervello che funziona e uno che arranca.
Il concetto di Pranayama è lungo e complesso, ma è incredibilmente affascinante e chiunque può trarne benefici immediati, specialmente in quei momenti in cui siamo chiusi da troppe ore in un ufficio respirando aria malsana con quella sensazione di testa pesante.
Nel mio caso apprendere tecniche di Pranayama ha fatto la differenza fra il rispondere immediatamente a una mail o contare fino a 10 e non rispondere affatto!
L’esercizio da cui traggo grande beneficio è il Pranayama quadrato che è un metodo semplicissimo che si pratica sedendo possibilmente in padmasana e mantenendo la schiena in posizione eretta.
Si effettua una profonda espirazione seguita da una ritenzione del respiro (kumbakha) poi si inspira profondamente e di nuovo si effettua kumbakha mantenendo sempre lo stesso ritmo durante ogni fase contando ad esempio fino a 4 o fino a 6 o mentalmente con gruppi di 4 o 6 Om
Dopo pochi respiri, superata la fase fastidiosa dei polmoni che si rifiutano di obbedire a un comando, il cervello iperossigenato è immediatamente più attivo e presente e si presta a scoprire soluzione introvabili solo fino a pochi minuti prima.
Il Pranayama puà salvare la vita.
Manju Jois ,figlio di Sri Pattabhi Jois, raccontò una storia che mi colpì molto, si sentiva leggermente affaticato durante uno dei suoi workshop in giro per il mondo e da una visita di controllo risultò che aveva una sola arteria aperta su 4. Raccontò al medico, incredulo, che ogni volta che si sentiva fiacco, praticava Nadi sodhana (respirazione alternata chiudendo una narice alla volta) e questo ha permesso al suo cuore di continuare a funzionare contro ogni pronostico.
Questo dovrebbe darci la misura dell’importanza che riveste la respirazione nella nostra vita, non per niente chi ha un attacco di panico lo si fa respirare in un sacchetto di carta per riportare il ritmo alla regolarità e per una partoriente è fondamentale gestire il respiro al fine di agevolare al meglio la nascita del bambino.
I ballerini sanno che la giusta respirazione è indispensabile per reggere estenuanti ore di prove e sostenere lo stress di uno spettacolo, significa avere il controllo della scena, la memoria e la presenza necessarie a una splendida performance, gli sportivi sanno che risparmiare respiro senza andare in debito d’ossigeno permette loro di arrivare in fondo a una gara e chi pratica arti marziali sa perfettamente che non è la forza a fare la differenza, ma la potenza che si sprigiona dall’energia interiore controllata dal respiro.
Il respiro è vita, ma ce ne accorgiamo solo quando non riusciamo più a respirare perché siamo pieni di impegni, e sopraffatti dall’ansia che ci stringe la gola.
Pochi minuti al giorno seduti in tranquillità o meglio ancora dopo la pratica sono fondamentali per completare un percorso di benessere interiore che valgono più di 20 gocce di ansiolitico!

Yoga e medicina moderna

Ultimamente anche la medicina tradizionale, notoriamente scettica nei confronti di tutto quello che viene definito “olistico” o più volgarmente new age, sta prendendo in considerazione in modo sempre più serio l’influenza dello yoga, sul corpo e lo spirito e i medici tendono sempre di più ad integrare con lo yoga e altre tecniche meditative le terapie farmacologiche.
Uno studio condotto da Dr. Chris Streeter della Boston University nel 2007 ha dimostrato tramite immagine spettroscopica di risonanza magnetica ad alta risoluzione un picco di livello di un neurotrasmettitore, l’
acido γ-amminobutirrico (GABA) normalmente molto basso in coloro che soffrono di ansia e depressione così come le serotonine.
Un’ora di yoga ha dimostrato un aumento di GABA del 27%.
Questo spiega in parte i benefici dello yoga sulla salute mentale

Tat param purusha khyater guna vainishnyam (1.16)

Patanjali spiega in questo sutra che il più alto grado del distacco è la liberazione dal desiderio delle qualità della natura (guna) che si ottiene attraverso la vera conoscenza del sé.
Purusha è la coscienza dormiente che subisce l’influenza dei 3 guna che ci condizionano e ci imprigionano, i più estremi sono tamas (inerzia) e rajas (desiderio) mentre sattva è la saggezza dell’equilibrio.
Secondo il Dr Timothy Mc Call, (editore medico di Yoga Journal e insegnante di yoga) i tipi di depressione si possono dividere in due categorie principali: le persone che presentano marcati sintomi da predominanza tamas, hanno difficoltà ad alzarsi la mattina, lamentano mancanza di stimoli e di interessi, sono apatici, spesso mostrano caratteristiche fisiche come spalle curve, petto rientrato, occhi infossati e respirano molto superficialmente e le persone che presentano sintomi da eccesso di rajas che hanno accessi di rabbia, tensione, rigidità, appaiono agitati, non riescono mai a rilassarsi. Mc Call suggerisce nei casi di depressione tamasica molte ripetizioni di saluti al sole, con intense ispirazioni che riempiano i polmoni di prana, posizioni in equilibrio sulle braccia e backbending. In questo modo, il corpo e la mente saranno così occupate con la pratica che sarà difficile mettersi a rimuginare, cosa che accade molto facilmente in Savasana. Chi invece è affetto da depressione di tipo rajasico dovrebbe astenersi da troppi saluti al sole e troppi back bending dato che il soggetto di solito è già molto agitato, anche se bruciare energia in eccesso per queste persone è sempre un antidoto contro la distrazione costante.
La ricerca ha dimostrato che le posture stimolano l’umore muovendo l’energia attraverso i centri in cui hanno sede sentimenti come la rabbia e il dolore, che vengono sbloccati rapidamente con la costante esperienza di benessere dello yoga.
Secondo il sistema dei 7 chakra, i centri energetici situati lungo la Sushumna nadi , percorso energetico che scorre all’interno della colonna vertebrale, lo yoga aiuta a sbloccare queste tensioni salendo da Muladhara il chakra della radice che ci ancora a terra e che rappresenta il nostro istinto più primitivo, fino a giungere il chakra della corona, situato sulla sommità del capo, Sahasrara, sede della relazione karmica e della connessione col divino che apre la strada per l’ illuminazione.
Poiché ogni chakra è associato a una parte del corpo, quando questa è sbilanciata causa una ripercussione sull’ intero sistema energetico provocando la malattia.
Un percorso di autoconsapevolezza è quindi la chiave per giungere allo stato di sattvico in cui si accetta la realtà per quella che è con sereno distacco senza cercare di cambiarla né esserne cambiato.

Yoga e alimentazione

Durante i primi mesi di pratica, i benefici che ne traevo erano principalmente fisici.
Andando avanti però sentivo che c’era qualcosa che andava oltre la ripetizione delle Asana, ed era qualcosa che lavorava sulle energie sottili, attraversando la rete delle innumerevoli Nadi andava a ricucire gli strappi dell’anima.
Era come se ci fossero dei canali che si aprivano portando un benessere profondo e duraturo basato su una maggiore consapevolezza del proprio corpo (questo sconosciuto!) ed è una cosa che non si sperimenta con un’ora di jogging, come i detrattori dello yoga cercano di insinuare!
Così mi sono resa conto che man mano che progredivo con lo yoga, stavo meglio a vari livelli.
L’ansia si attenuava, avevo una maggiore capacità di concentrazione e si attenuavano i miei disturbi dell’alimentazione legati all’ansia e all’insoddisfazione.15312_340137562156_657947156_3696320_1300973_n
La consapevolezza si è quindi espansa in vari settori della mia vita rendendomi più presente in quello che facevo.
Cominciavo a non subire più il cibo, ma a sceglierlo e invece di abbuffarmi e ogni qual volta mi sentivo ansiosa, praticavo o meditavo.
Quando il tuo corpo sta bene, perché si sente sano, vitale e pieno di energia,vuole continuare a sentirsi bene e fa in modo di chiederti esattamente quel tipo di gratificazione.
Attraverso lo yoga si raggiunge uno stato di soddisfazione interiore incredibilmente profonda, si sperimentano la compassione, l’auto accettazione, la pace interiore, il perdono e tutto questo viene poi riportato all’esterno delle nostre vite e automaticamente si cominciano a fare scelte sane per il proprio corpo e per la propria anima mangiando meglio, vivendo meglio e scegliendo persone più positive per noi.
Si diventa indulgenti verso sé stessi smettendo di colpevolizzarci per essere o non essere quello che la società si aspetta da noi.
Patanjali parla di aparigraha , il non possesso, l’abbandonare l’avidità nei confronti delle cose, del potere sugli altri, dell’ingordigia, di tutto quello che va a nutrire l’ego, e non lo spirito raccomandando agli yogi che cercano l’illuminazione una vita moderata.
Certo in una società schizofrenica come la nostra che ci spinge costantemente a fare l’impossibile per accumulare e poi ci colpevolizza per averlo fatto è quasi impossibile rimanere insensibili alla quantità di stimoli esterni, ma possiamo sperimentare quanto sia illusorio l’ appagamento momentaneo dell’ ego che per evitare di occuparsi dei propri problemi, ci spinge a circondarci di cose inutili per cercare di colmare il vuoto interiore.
Quando porti la luce della consapevolezza nella tua vita, non sei più dominato dagli istinti, ma ti fermi, respiri e scegli quello che è meglio per te.
Si comincia a sviluppare un’ idea di alimentazione sattvica che nutra anche lo spirito ed automaticamente le scelte diventano più salutari perché è il corpo stesso che le chiede
.
C’ è un bisogno di lucidità, energia, leggerezza e purificazione che solo i cibi naturali riescono a dare e a quel punto è il tuo istinto che ti guida nella scelta migliore.
Tutto questo è arrivato un giorno per caso, quando ero occupata a fare tutt’altro, ero onnivora e con tutte le intenzioni di rimanerlo anche perché per i bulimici lo spauracchio dei carboidrati è sempre dietro l’angolo.
Avevo avuto una conversazione con il mio maestro 3 giorni prima in cui lui (vegetariano convinto) faceva le solite battute sul mio “nutrirmi di cadaveri” cosa su cui non avevo mai veramente riflettuto e comunque sentendomi attaccata avevo risposto in maniera piuttosto polemica.
Pochi giorni dopo ho avuto la prova di quanto lo yoga potesse lavorare oltre ogni confine immaginabile e questa è la mia più grande esperienza .
Comprai casualmente un libro che parlava di alimentazione vegan (The skinny bitch diet) e rimasi sconvolta dai capitoli in cui si parlava delle torture sugli animali.
Sconvolta è dir poco, ognuno di noi sa cosa succede nei macelli, ma a tutti noi fa comodo negare l’ olocausto.
E oltre a questo mi sono resa conto dell’ impatto devastante che hanno i latticini sul nostro fisico.

In quel preciso istante ho capito che non mi sarei mai più cibata di animali e dei loro derivati ed è stata una scelta immediata e senza un solo dubbio.
Mi sono ricordata che da piccola volevo fare la veterinaria, poi la vita mi ha portato a fare tutt’altro, ma evidentemente in me quel seme (di nuovo) non aveva trovato ancora il modo di sbocciare.

Ahimsa pratishthayam tat samnidhan vaira tyagah (2.35)

Quando smetti di far del male agli altri, gli altri cesseranno di fare del male a te
Patanjali elenca Ahimsa come primo Yama e lo interpreta in un contesto molto vasto, non solo inteso come violenza fisica nei confronti di persone e animali, ma soprattutto violenza di pensiero e parola.
Se vogliamo vivere in un mondo meno violento, dobbiamo creare un mondo meno violento e dobbiamo partire da noi stessi.

Fai del tuo meglio per non causare dolore esorta Patanjali, e come sostengono gli yogi, mangiare esseri viventi significa creare “cattivo karma” e ingerire la paura dell’animale macellato porta aggressività, tristezza, sofferenza e malattia.
Dal momento che cominci a vedere gli animali come tuoi simili, mangiarli significherebbe diventare un cannibale e semplicemente te ne dimentichi.
Questa è stata la cosa straordinaria per me, onnivora impenitente, che da un giorno all’altro sono diventata vegana senza che questo si riflettesse minimamente sulla qualità della mia vita o di quelli intorno a me se non in meglio.

Conclusioni

Il mio viaggio attraverso l’Ashtanga yoga , cominciato ormai 7 anni fa continua a sorprendermi giorno dopo giorno.
Se dovessi elencare le cose che più mi rendono entusiasta direi che la prima cosa è l’idea che è qualcosa di tuo che nessuno può toglierti e puoi portarlo sempre con te, senza bisogno di un’attrezzatura particolare se non un tappetino.
E’ un rifugio sicuro in qualunque momento che non ti delude mai, un modo per trovare risposte e superare blocchi e ostacoli che la mente si pone spesso in maniera inutile e arbitraria.
E’ una sfida costante con i tuoi limiti e una porta sull’ infinito che può solo farti scoprire cose del tuo inconscio che non conosci ancora.
Ed è assolutamente democratico.

Devo ringraziare i maestri che hanno reso questo viaggio più interessante e costruttivo, facendomi scoprire sempre nuovi percorsi e strategie e spingendomi a non arrendermi.

Giuliano Vecchiè per avermi dato l’opportunità di conoscere più approfonditamente l’Ashtanga yoga e i suoi maestri.

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Manju Jois

Manju Jois persona straordinaria e di rara gentilezza che con pazienza e tenacia prosegue il lavoro continuato da suo padre perché questo non vada mai perduto.

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Giuliano Vecchiè e Kino Macgregor

Kino Macgregor la cui bravura devozione e dolcezza sono di grande ispirazione specialmente per noi donne.

Sri Pattabhi Jois che non ho avuto l’onore di conoscere, ma che ha fatto a tutti noi questo dono immenso.

Joanna e Mark Darby

Joanna e Mark Darby

Fonti:

Yoga Sutra di Patanjali – Swarupatma

Yoga and vegetarianism – Sharon Gannon

Pranayama- Andrè Van Lisbeth

Yoga mala – Sri Pattabhi Jois

www.ddrmccall.com







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