Blog


7 anni vegan (Il pezzo completo)

02-11-2015 17:37

Sono diventata vegana 7 anni fa.
Avevo comprato un libro che credevo fosse l’ennesima novità in fatto di diete (era stato visto in mano a Victoria Beckham figuratevi se me lo facevo scappare!) scoprii poi che era un manifesto vegano molto diretto, dove venivano spiegati scientificamente i danni provocati  dalle proteine animali sul corpo umano e le crudeltà inflitte agli animali nei macelli.
Era lunedì.
La domenica ero stata alla Sagra del cinghiale a Vicchio del Mugello con i miei amici storici con cui avevamo fondato il “Club amici della gotta”
Tanto per dire che di proteine me ne intendevo…
Chiusi il libro e diventai vegana.
Mai più avrei mangiato un essere vivente.
All’ epoca ero praticamente sola ad intraprendere questo viaggio, (se mi azzardavo a chiedere un cappuccino di soia al bar chiamavano l’esorcista), i supermercati non avevano linee dedicate, i negozi specializzati erano ancora pochi e nei ristoranti non avevano idea di cosa darti da mangiare pensando che tu fossi malato o pazzo, spesso dicendotelo in faccia.
La transizione da onnivora a vegana, non fu poi così drammatica: la mia decisione era talmente granitica che non mi sfiorò mai più l’ idea di mangiarmi una bistecca, il problema vero fu cominciare a cucinare, dato che per me l’ idea di “cucinare” era sinonimo di “aprire una busta di bresaola”.
Cominciai quindi a documentarmi, capire, e sperimentare dato che una scelta simile non poteva essere fatta in maniera superficiale.
Una dieta vegana di per se non è automaticamente sinonimo di alimentazione sana,  (io per esempio camperei di prosecco e focaccia, che è un’ accoppiata perfettamente vegana, ma morirei in 3 mesi!) quindi è stato necessario comprendere le giuste sostituzioni per evitare carenze nutrizionali.
E pur di dimostrare agli amici e parenti, che si rifiutavano di credere che avessi fatto una scelta simile, che si poteva campare benissimo senza derivati animali, cominciai a cucinare le cose più complicate ed elaborate possibili, (spendendo l’ equivalente di un appartamento in Piazza della Scala nei negozi bio) solo per sentirmi dire: “No dai, non ci posso credere che non è carne!”
Come se io d’abitudine avessi mai preparato il chili messicano!
Ma ben presto entrai nel tunnel della dipendenza da etichette: dovevo leggerle tutte per essere certa che in qualsiasi cosa comprassi al supermercato non ci fossero tracce di latte o uova.
Il vegano, va detto, è intransigente e non molto elastico. O almeno io lo ero, del resto, una scelta è una scelta.
O scegli di non essere parte del sistema che uccide e sfrutta gli animali o no. Altrimenti è come se uno dicesse, si ogni tanto ammazzo qualcuno, ma non mi considero un assassino!
E io ero motivatissima.

Il passo successivo perciò fu a comprarmi tutti gli attrezzi del mestiere: la macchina del pane, la centrifuga, la macchina per il latte di soia, il cuoci riso, la gelatiera per i sorbetti alla frutta, e la yogurtiera, fermandomi davanti all’ estrattore di succo solo perché mi chiedevano 350 euro.
Perché il vegano preferisce, se possibile, l’autoproduzione.
E diventai inarrestabile, formaggio di anacardi, polpettoni di legumi, arrosti di seitan, cheesecake di tofu, arrivai perfino a riprodurre esattamente un mezzo uovo sodo con un addensante vegetale, la curcuma e il Kala Namak un sale indiano all’ aroma di zolfo.
Adesso amici e parenti cominciavano a chiedermi perché non aprivo un ristorante, soprattutto perché uscendo a cena col mio compagno (un santo votato al martirio)  spesso e volentieri non potevo che scegliere fra 3 contorni di verdure e una bruschetta al pomodoro.
Finché, dopo due settimane di ritiro di yoga con cucina esclusivamente crudista, capii che il massimo della salute lo si raggiungeva consumando solo cibi crudi o scaldati a non oltre 42 gradi.
Non sono mai stata così bene come in quelle settimane, giuro, avevo gli occhi che brillavano, pelle e capelli da sogno e un intestino puntuale come il Big Ben.
C’è da dire che non cucinavo io, ma una cuoca espertissima che faceva sembrare tutto clamorosamente facile. Mangiai cose incredibili, “ravioli” fatti con sottilissime fette di rape marinate, (i crudisti non mangiano pasta e riso), maionese di semi di girasole, mousse di avocado con cacao crudo e cus cus di cavolfiore, “pizza” di semi di lino essiccati pomodori e cipolle.
Tornai a casa e mi misi all’ opera, dopo aver comprato anche un essiccatore per disidratare le verdure che, con l’umido di casa mia, rimase acceso non stop per 3 giorni.
L’ avventura crudista finì una settimana dopo quando, affettando una cipolla con la mandolina, finii al pronto soccorso con un pezzo di pollice in meno.
L’umiliazione maggiore fu quando la dottoressa mi chiese se mi fossi fatta male al concerto del primo maggio.
Buttai essiccatore e mandolina la sera stessa.
Per anni quindi non ho fatto che frullare, pelare, tritare, lessare, stufare, germogliare, addensare, e affettare ogni giorno.
Nel frattempo, la consapevolezza dell’ impatto del cibo sul corpo si è fatta massiccia per tutto il mondo, tutti hanno capito che la carne rossa fa male, in moltissimi si sono accorti di essere intolleranti al lattosio e al glutine, le mamme hanno cominciato a preoccuparsi molto di più dell’ alimentazione dei bambini e cercano di evitare i cibi industriali carichi di zuccheri e conservanti.
E insomma per farla breve la gente ha cominciato ad essere più attenta.
Lo so io, lo sapete voi, lo sanno tutti: se non ti vuoi ammalare devi stare attento a quello che mangi punto.
Non vi dico niente di nuovo che non abbiate già sentito o letto, visto, o che a un certo punto non vi sia stato consigliato dal vostro medico: per stare bene e campare a lungo dovremmo mangiare poco e comunque verdure in quantità purché di stagione, cotte preferibilmente al vapore, niente proteine animali o appena un po’ di pesce azzurro, uova bio,  yogurt, legumi, poca frutta e niente sale e zuccheri aggiunti.
Evitare poi le farine bianche in favore dei cereali integrali (riso, quinoa e miglio).
Non è proprio una prospettiva allettante, specialmente per noi italiani che del cibo abbiamo fatto un’ eccellenza che il mondo ci invidia, che è un aspetto fondamentale delle nostre vite, e rappresenta cuore, famiglia e convivialità.
E sedersi a tavola e condividere delle polpette di miglio insaporite con lievito alimentare in scaglie e gomasio o hamburger di ceci e zucca per quanto buone e sane che siano, non saranno mai le lasagne della mamma!
Su questo nessuno può obiettare.
Ma se uno decide di seguire i dettami di una buona e sana alimentazione, si imbatte comunque in tutta una serie di difficoltà da non sottovalutare.
Le verdure e la frutta intanto, devono essere di stagione e possibilmente non del supermercato, preferendo quelle dei mercati (dove comunque non c’è sempre garanzia di provenienza) e negozi bio dove per comprare un chilo di mele ci vuole un mutuo, quindi l’alternativa è un Gas: gruppo di acquisto insieme ad altre famiglie o le verdure a chilometro zero nei mercati della Coldiretti, insomma si può fare, ma ci vuole tempo, soldi (perché i prodotti di qualità devono costare sempre il doppio) e voglia. Tanta voglia.
E se sei da solo, a meno che tu non sia Cristina Parodi e tu abbia una telecamera davanti, non hai tutta questa voglia di metterti a pelare patate, cavolfiori e broccoli.
Se poi decidi di preparare dei legumi, meglio evitare quelli in scatola, in favore di quelli secchi che vanno messi a mollo la sera prima e lessati, ci vuole tempo. Tanto.
E poi cos’è questa fissa della quinoa con tutto quello che costa?
Così piano piano, mi sono accorta che  la consapevolezza ha cominciato a rivoltarmisi contro rendendomi  paranoica, e ipercontrollata.
Avevo già tolto carne, pesce, uova e latticini, e stanca di lavare i 300 pezzi del frullatore tutti i giorni ho pensato, ingenuamente, che avrei potuto facilmente nutrirmi  di cibi vegani già pronti, che nel frattempo avevano invaso i supermercati, come hamburger di soia, affettati di seitan, Mopur, lupino, tofu, tempeh, (nomi misteriosi che significano quasi sempre soia o glutine) e che almeno potevano risparmiarmi un po’ di tempo dandomi la possibilità di mangiare qualcosa quando mi esplodeva la fame cattiva.
Finché ho scoperto a mie spese quanto la soia (che è un fito estrogeno) sia dannosa per il sistema endocrino se consumata regolarmente come facevo io e il seitan, che è glutine, non è un toccasana.
Allora ho tolto anche la soia e il seitan…
E ora?
Panico!
Allora ho ricominciato a documentarmi.
Secondo i principi della dieta Kousmine per esempio, (che fu una signora frugale e pertanto estremamente longeva!) un tipo di alimentazione molto valida e basata su principi salutisti che rispettino il ph corretto,  la mattina si deve fare una colazione ricca e completa, consumando una crema fatta con yogurt, banana, cereali macinati, semi di lino tritati e limone. E’ completissima a livello nutrizionale, ma ecco per il mio gusto personale… proprio da strapparsi i capelli non è.
Per lo meno non per chi ama cominciare la giornata con pane, burro e marmellata.
E comunque ti devi mettere a macinare i cereali tutte le mattine.
Altro toccasana è il bicchiere di acqua calda e limone la mattina appena svegli.
L’ho fatto per due mesi ed è un beneficio assoluto per il corpo, depura e purifica, ma per me alzarmi e sapere che la prima cosa che mettevo in bocca era acqua calda e limone mi faceva scendere le lacrime.
Io che adoro la tazzona di Nescafè fumante.
Eh no, il caffè è torrefatto, è tostato, è pieno di residui e fa malissimo, allora ho tolto pure il caffè.
Poi mi sono poi imbattuta nel problema dell’ indice glicemico, cioè l’ importanza di evitare di ingerire cibi che non facciano salire troppi i livelli d’ insulina, che aumentano il rischio diabete, quindi no agli zuccheri semplici, ai carboidrati complessi, e le carote.
Come se questo non fosse già abbastanza complicato, il vero problema  è scegliere cibi che non acidifichino il corpo, perché l’ acidità è l’habitat ideale dell’ infiammazione e terreno fertile per i tumori, e allora se vi chiedete quali siano i cibi non acidificanti  eccoveli: sedano, peperoni, cipolla, limone, aglio, lattuga, zucca, broccoli, germogli e alghe, quelli che lo acidificano? Tutti gli altri.
Detto questo bisogna poi bandire ogni prodotto da forno  per la solita storia delle farine bianche, gli zuccheri e i lieviti.
Così ho cominciato a comprare solo pane di segale.
Poi saltano fuori i FODMAP …
Cosa sono? L’ultima moda! Sono i cibi che fermentano nell’ intestino facendo gonfiare la pancia e quindi da evitare e sono semplicemente questi:  quasi tutte le verdure, quasi tutta la frutta, i formaggi , lo yogurt, e tutti i legumi.
Che altro posso dire?
Non  mi resta che l’ acqua.
No, non è vero. Nemmeno quella.
Le bottiglie di plastica rilasciano il Bisphenolo, uno xeno estrogeno,  che si lega ai recettori degli estrogeni e causa tumori al seno e ai testicoli.
E’ finita.
Così, come ultima spiaggia, ho cominciato a leggere i consigli dei nutrizionisti famosi, bellissime e bravissime persone che stimo e ammiro immensamente, ma che, fateci caso, sono tutti magrissimi, avete presente Marco Bianchi?
A loro il senso del gusto ( questo nostro senso gretto e patetico!) non interessa affatto, sono felici con una crema di piselli senza sale e una mela.
Li capisco, ho smesso di fumare nel 97 e potrei tranquillamente fare il coach in un centro antifumo, perché del fumo non mi importa niente in assoluto, mi disgusta e non mi è mai tornata la voglia, quindi posso serenamente stare insieme ad amici fumatori senza nessun problema.
Ed è questo che fanno i nutrizionisti, a loro non  interessa veramente il gusto del cibo, gli interessa solo l’ impatto che il cibo ha sul corpo umano, ma non conoscono il piacere di demolirsi di pappardelle a una sagra, e ingozzarsi in un all you can eat giapponese con buffet illimitato!
A loro non importa veramente di bere e mangiare fino a esplodere, sono quelli che lasciano mezza porzione di carbonara nel piatto, e che bevono mezzo bicchiere di vino a pasto.
Io no, io finchè non sento lo stomaco dilatato non smetto e anche quando ho slacciato il terzo bottone non è detto che se mi offrono una fetta di torta al cioccolato io dica di no.
Amo mangiare, è questo il mio problema.
Amo mangiare e odio cucinare, ecco l’ho detto, ed è peggio di una bestemmia lo so.
Ho visto un’ intervista al Professor Franco Berrino oncologo,  (magrissimo ovviamente) e diceva una cosa molto giusta:
“Non mangiate niente di quello che vedete in pubblicità, quello non è cibo vero”
Ma quando l’ intervistatrice gli chiede, ma lei cosa mangia?
Lui risponde con qualcosa di molto frugale che nemmeno mi ricordo (ma che di certo non era focaccia con lo stracchino) e poi aggiunge che siccome ama molto il dolce, ma lo zucchero  è pericolosissimo e il fruttosio anche di più, si concede un dolce al giorno dolcificato con il kuzu.
No il kuzu no…
Mi è andato in tilt il cervello.
E mi è venuto in mente il fumetto di Zerocalcare con l’ armadillo che urla “Che cazzo è il KUZU?”
Al Kuzu non ci arrivo nemmeno io che negli anni ho ceduto al germe di grano, la spirulina, l’agar agar, la B12, gli omega 3 di Perilla, la margarina fatta in casa, il dentifricio vegano, il vino senza solfiti, e la porchetta di lupino.
Tutto questo è follia pura ammettiamolo.
Non voglio vivere in un mondo dove devo usare il kuzu al posto dello zucchero.
E mi sono ricordata di quanto mi mancavano i maritozzi alla panna, la Nutella, le uova, le Macine del Mulino Bianco e la mozzarella di bufala sulla pizza.
Perché il gusto, vuole, anche lui,  la sua parte.
E mi è venuta voglia di tornare ai tempi in cui mia madre cucinava senza chiedersi se c’ erano i Fodmap o se l’indice glicemico era giusto perché all’ epoca si moriva di cancro solo se fumavi
 e metteva a tavola sempre più o meno le stesse cose che andavano bene a tutti.
Perché comunque l’alternativa non c’era.
E proprio ora che è diventato tutto facile che quando dici “sono vegano” al ristorante ti sciorinano un menù da 24 portate ecco, ora che è facile, ammetto di non farcela più.
E mi sono resa conto che essere vegana ha fatto bene al mio corpo, ma non alla mia mente, perché mi ha reso rigida, rigorosa e triste.
Ho conosciuto vegani che danno pappa vegana ai cani e che non fanno uscire il gatto in giardino perché mangia i topi, (e che deve fare un gatto? Stare su Facebook?)
Figli di vegani che non possono mangiare le schifezze alle feste degli amichetti perché la mamma si arrabbia.
Questo io lo chiamo invertire l’ ordine dell’ Universo e lo trovo sbagliato ed estremista.
Non abbiamo nessun diritto di scegliere per gli altri. Si chiama libero arbitrio.
Così ho fatto un downgrade da vegana a vegetariana, consapevole dei rischi e consapevole che l’alimentazione vegana è la migliore in senso salutista ed etico, e sempre condannando gli allevamenti intensivi, ma adesso sono immensamente più rilassata nei confronti di me stessa e degli altri.
E certa di una cosa: non voglio più leggere una sola etichetta in tutta la mia vita.

 

 

 


02-11-2015 20:31
Miriam :
Ottima scelta Fede. Ogni momento ha il suo momento.
03-11-2015 00:12
elena:
Bellissimo articolo. Questo pezzo completo, są pił di te!
03-11-2015 14:25
Elisa:
Federica, chapeau!
03-11-2015 15:43
Barbara:

04-11-2015 15:00
Nicoletta:
Ciao Fede, sono una tua grandissima lettrice, ho tutti i tuoi libri,
proprio mentre cercavo altri tuoi manoscritti mi sono imbattuta sul web nel libro: " La bambina di Bogotą".
Scusami so che non č inerente con quello che hai scritto ora sul blog che, peraltro condivido pienamente,
ma volevo chiederti se davvero l'avevi scritto tu questo libro e se c'era un motivo in particolare per cui non fosse pubblicizzato sul tuo sito.
Un affettuoso e sincero grazie per la tua attenzione.
Nico

19-11-2015 21:15
Bosco:
Ciao Nico, no, non sono io, abbiamo scritto all' editore pił volte ma non ha mai risposto, č una scrittrice credo che si chiama come me, ma non hanno mai voluto far notare la differenza... guarda caso...
12-12-2015 11:43
rosanna:
Ciao Federica, ho fatto praticamente il tuo stesso percorso, con in aggiunta 20 anni in pił di te, due figlie, intolleranza forte ai latticini, sovrappeso da ipotiroidismo...ma ora mi definisco "ovo-vegana non estremista" e ogni tanto una pizza me la mangio con la mia famiglia! Penso che ciascuno debba raggiungere un equilibrio, tale da sentirsi bene con se stesso e con gli altri.
Ho quasi tutti gli stessi libri sullo scaffale in cucina!
Rosanna

PS non so se si dice, ma ...complimenti per la scrittura!